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Misterbraun
IO SONO SOLO LEGGENDA
 
 
 
 
           
       

MISTER da mistero BRAUN = marrone (colore della terra e del fango) SOPRA IN COPERTINA LA PECORA VALENTINA CON IL PAPA, IL PRESIDENTE E SABRINA FERILLI.

 
23 settembre 2011

SCIOPERO: "UN'ORA PER LA VERITA'

LA DATA DI QUESTO EVENTO E' PASSATA MA LA PROPOSTA DI SCIOPERO RIMANE PRONTA PER ESSERE RIPRESA INSIEME A UNA PROPOSTA DI LEGGE ELETTORALE IN UN PROSSIMO VENERDI' PROPIZIO CHE GLI ITALIANI E LORO RAPPRESENTANTI DI ORDINI PROFESSIONALI E PARTI SOCIALI (ai quali purtroppo sembra ancora mancare un venerdì) VOLESSERO INDICARE.
EVENTO PRECEDENTEMENTE PUBBLICATO RINVIATO A VENERDI 4/11/11 STESSA ORA DALLE 16,00 ALLE 17,00. POSSIBILI SUCCESSIVI RINVII DI VENERDI IN VENERDI QUALORA LA DIFFUSIONE DELL'INVITO NON SIA RECEPITA NELL'INTERO PAESE ANCHE ATTRAVERSO LE RAPPRESENTANZE DI CATEGORIA E GLI ORGANI DI INFORMAZIONE (fino ad ora incredibilmente e colpevolmente fuggiaschi rispetto ai nostri numerosi inviti e alla verità). RITENGO DI DOVERE INSISTERE E TENERE IL MESSAGGIO SULLA TESTA DI TUTTI PERCHE' O SI TORNA ALLA VERITA' DANDO FINALMENTE VALORE EFFETTIVO A QUELLE GRANDI CARTE DEL 1948 (COSTITUZIONE E DICHIARAZIONE UNIVERSALE) O SI MANDA IL PAESE A CARTE 48.
http://www.facebook.com/event.php?eid=202288663168477

DAVANTI ALLA LEGGE DI KAFKA.
Davanti alla legge sta un guardiano. Un uomo di campagna viene da questo guardiano e gli chiede il permesso di accedere alla legge. Ma il guardiano gli risponde che per il momento non glielo può consentire.

L’uomo dopo aver riflettuto chiede se più tardi gli sarà possibile. «Può darsi,» dice il guardiano, «ma adesso no». Poiché la porta di ingresso alla legge è aperta come sempre e il guardiano si scosta un po’, l’uomo si china per dare, dalla porta, un’occhiata nell’interno.

Il guardiano, vedendolo, si mette a ridere, poi dice: «Se ti attira tanto, prova a entrare ad onta del mio divieto. Ma bada: io sono potente. E sono solo l’ultimo dei guardiani. All’ingresso di ogni sala stanno dei guardiani, uno più potente dell’altro. Già la vista del terzo riesce insopportabile anche a me.»

L’uomo di campagna non si aspettava tali difficoltà; la legge, nel suo pensiero, dovrebbe esser sempre accessibile a tutti; ma ora, osservando più attentamente il guardiano chiuso nella sua pelliccia, il suo gran naso a becco, la lunga e sottile barba nera all’uso tartaro decide che gli conviene attendere finché otterrà il permesso.

Il guardiano gli dà uno sgabello e lo fa sedere a lato della porta. Giorni e anni rimane seduto lì. Diverse volte tenta di esser lasciato entrare, e stanca il guardiano con le sue preghiere. Il guardiano sovente lo sottopone a brevi interrogatori, gli chiede della sua patria e di molte altre cose, ma sono domande fatte con distacco, alla maniera dei gran signori, e alla fine conclude sempre dicendogli che non può consentirgli l’ingresso.

L’uomo, che si è messo in viaggio ben equipaggiato, dà fondo ad ogni suo avere, per quanto prezioso possa essere, pur di corrompere il guardiano, e questi accetta bensì ogni cosa, però gli dice: «Lo accetto solo perché tu non creda di aver trascurato qualcosa.»

Durante tutti quegli anni l’uomo osserva il guardiano quasi incessantemente; dimentica che ve ne sono degli altri, quel primo gli appare l’unico ostacolo al suo accesso alla legge. Impreca alla propria sfortuna, nei primi anni senza riguardi e a voce alta, poi, man mano che invecchia, limitandosi a borbottare tra sè.

Rimbambisce, e poiché, studiando per tanti anni il guardiano, ha individuato anche una pulce nel collo della sua pelliccia, prega anche la pulce di intercedere presso il guardiano perché cambi idea.

Alla fine gli s’affievolisce il lume degli occhi, e non sa se è perché tutto gli si fa buio intorno, o se siano i suoi occhi a tradirlo. Ma ora, nella tenebra, avverte un bagliore che scaturisce inestinguibile dalla porta della legge.

Non gli rimane più molto da vivere. Prima della morte tutte le nozioni raccolte in quel lungo tempo gli si concentrano nel capo in una domanda che non ha mai posta al guardiano; e gli fa cenno, poiché la rigidità che vince il suo corpo non gli permette più di alzarsi. Il guardiano deve abbassarsi grandemente fino a lui, dato che la differenza delle stature si è modificata a svantaggio dell’uomo.

«Che cosa vuoi sapere ancora?» domanda il guardiano, «sei proprio insaziabile.» «Tutti si sforzano di arrivare alla legge,» dice l’uomo, «e come mai allora nessuno in tanti anni, all’infuori di me, ha chiesto di entrare?»

Il guardiano si accorge che l’uomo è agli estremi e, per raggiungere il suo udito che già si spegne, gli urla: «Nessun altro poteva ottenere di entrare da questa porta, a te solo era riservato l’ingresso. E adesso vado e la chiudo.»




permalink | inviato da Misterbraun il 23/9/2011 alle 19:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


 

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