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MISTER da mistero BRAUN = marrone (colore della terra e del fango) SOPRA IN COPERTINA LA PECORA VALENTINA CON IL PAPA, IL PRESIDENTE E SABRINA FERILLI.

 
14 aprile 2019

IL POPULISMO

CONSIDERAZIONI DI UN AUTORE SUL TERMINE “POPULISMO” In un'Europa in crisi di valori, che sembra attraversare un periodo buio della storia dal punto di vista politico, morale e culturale, sale costantemente alla ribalta il termine “populismo” ad indicare un fenomeno dilagante che coinvolge milioni di cittadini indipendentemente dall'appartenenza o meno ad organizzazioni politiche. Un fenomeno che pone le sue basi su quella che sembra essere una massiccia presa di coscienza della disonestà, della ipocrisia e della incapacità degli attori della politica europea ed italiana in particolare. Attorno alla definizione di populismo il dizionario Treccani afferma che per populismo si intende il “movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia” tra il 19° e 20° secolo, “che si proponeva di raggiungere […] un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, specialmente dei contadini e dei servi della gleba”. Con populismo si potrebbe così definire un atteggiamento politico che mira all’esaltazione del ruolo e dei valori delle cosiddette “classi popolari”. Un termine positivo quindi. Ma c’è oggi una discreta confusione che i vari politici e i media non hanno certo contribuito a chiarire utilizzando il termine in un modo che appare diametralmente opposto, conferendole un significato dispregiativo e confondendola di fatto con un’altra parola, che in realtà è “demagogia”. Ammettendo che sul termine possano esserci diversi modi di interpretare, quello che a un giornalista dovrebbe premere è dare conto di quella che è la realtà effettiva, per cui la prima domanda da farsi è questa: cosa rappresenta il populismo oggi e chi soni i populisti? Dal punto di vista sostanziale non pare esatto affermare che il populismo sia semplice moto di rivolta di popolo verso le autorità costituite nell'utopia di un benessere impossibile; oltre all'insofferenza verso il potere emergono infatti precise richieste e precise accuse riguardo alle decisioni e ai modi di amministrare la “cosa pubblica”. Populista è Grillo, che cavalcando critiche contro i politici dei partiti tradizionali definiti anche “ladri”, ha portato i 5stelle da giganti nei parlamenti italiano ed europeo. Populisti sono tanti personaggi dell'arte e della cultura, come gli attori Ficarra e Picone, coi loro pungenti interventi sui politici. Populisti sono anche tra gli insegnanti, i professionisti, le categorie di lavoratori e perfino tra i magistrati, come l'ex giudice costituzionale Paolo Maddalena nelle sue iniziative di richiamo ad “attuare la costituzione”. Ma il “populismo” si evidenzia tra tutti, nei tanti giudizi e commenti di strada e anche nei media sociali; una forza che appare esplosiva e in grado, se adeguatamente organizzata, perfino di superare e sotterrare ogni partito, compreso quello di Grillo. (Merita qui riportare la definizione data dal vocabolario della lingua italiana della European Book Milano: Populismo - forma di socialismo generico, mancante di un'impostazione dottrinale). La seconda delle domande a cui necessariamente si dovrà rispondere è: chi dice il vero, i politici o i populisti? È fuori dubbio che politici e populisti siano su posizioni contrastanti riguardo a fatti reali e sappiamo che, se le opinioni possono divergere, i fatti sono quello che sono, non esistono due verità per cui o gli uni o gli altri certamente mentono. Quando Grillo dice che i politici sono “ladri” è vero o è falso? Una delle ultime questioni dibattute in parlamento dai suoi 5stelle è quella sui vitalizi; si sostiene in pratica che questi vitalizi siano un furto allo stato perpetrato per anni. In altre occasioni oltre ai furti ha denunciato corruzione e malefatte direttamente connessi alla vita dei partiti. Ha ragione o torto? Quando Ficarra e Picone mettono alla berlina i vari esponenti politici lo fanno con riferimenti a fatti reali talvolta di meschinità tali che, a ragione, metterebbero chiunque in ridicolo e alla berlina. Vere o false le loro affermazioni? Quando l'ex giudice della Corte Costituzionale Paolo Maddalena richiama ad attuare la Costituzione, affermando che da anni viene violata da quelli stessi che la giurano, ha ragione o torto? Tanti sono i punti da lui evidenziati, vero o falso quello che afferma? (Sembra difficile dargli torto a noi italiani che, se viene il 13 maggio 2017, saranno esattamente 16 anni che non abbiamo possibilità di eleggere il nostro parlamento con una legge che sia legittima ai sensi di Costituzione, una mancanza grave che non attesta solo Maddalena, lo sappiamo tutti, lo dicono anche Corte Costituzionale e Cassazione.) Dopo questa analisi da giornalista rispettoso della verità e convinto che la verità fra persone civili debba prima o poi prevalere, riterrei qui esaurito il mio lavoro professionale in merito al populismo. Come cittadino comunque coinvolto nelle vicende italiane ed europee, mi riterrei però in diritto di potere liberamente esprimere il mio modesto parere e azzardare quindi una interpretazione personale e aggiornata in merito al fenomeno populismo che stiamo vivendo. Sulla base di quanto sopra riportato direi che il populismo altro non è che una rivoluzione serpeggiante non solo contro i politici ma anche contro tutte le dottrine che hanno fino ad oggi tenuto in vita quelle organizzazioni popolari chiamate partiti. Un “antipartitismo” spontaneo nato non tanto in difesa delle classi popolari o come forma di socialismo generico, quanto da una esigenza di giustizia, di sicurezza, di libertà, di certezza nel diritto ed anche forse di fratellanza, che ha coinvolto persone di ogni classe sociale; persone che improvvisamente si sono viste private di un sogno e che si ritengono tradite da una classe politica prevaricatrice, ritenuta incompetente e lontana dalle loro esigenze. Un fenomeno positivo almeno sotto certi aspetti, ma che rischia di trasformarsi in totalmente negativo se non viene presto affrontato per quello che realmente è. I politici, fermi nei loro concetti, sembrano incapaci di valutare e affrontare la realtà populista e non si intravedono spiragli che possano fare emergere questa grande forza populista in uno spazio che possa raccoglierla e farla valere in modo civile e democratico. Del resto neanche i più grandi esponenti di questo fenomeno sembrano in grado di andare oltre alle critiche con qualcosa di veramente costruttivo. In maggioranza si disperdono dividendosi e creando nuovi gruppi e associazioni, diversi uno dall'altro, per competere con partiti ormai troppo forti e sponsorizzati con denaro pubblico; altri si appellano al mito di una cosiddetta “democrazia diretta”, dietro una utopica pretesa che il popolo possa nel suo insieme essere in grado di governare a mezzo di firme, di proposte, di referendum se non della piazza. Troppi i “maestri”, tutti bravi come i politici a cavalcare le critiche e le facili accuse verso altri, meno ingegnosi e bravi nell'offrire soluzioni e difendere i diritti dei singoli.. A questo punto però c'è un altro termine sul quale sembra doveroso intervenire: quello di “democrazia”. Populisti sono in pratica cittadini che rifiutando le dottrine dei partiti si sentono esclusi dalla partecipazione alla vita politica, prevaricati dai partiti medesimi che fanno piovere dall'alto i candidati da votare. Populismo si può così anche definire come movimento di massa che dà voce politica a chi ne sarebbe altrimenti escluso. Necessario appare quindi dare risposta a un'altra domanda: c'è veramente democrazia in Europa? Secondo l'autore contemporaneo Valentina Braun, la democrazia consiste in una esatta applicazione degli articoli 20 e 21 della Dichiarazione Universale, che la rendono un bene universale immateriale ben definito e irrinunciabile. Basandomi su questa che sembra essere l'unica definizione oggi fondata su una normativa specifica, chiara e tuttora vigente, dovrei rilevare come giornalista che i diritti sanciti dai citati articoli 20 e 21 non sono riconosciuti ai cittadini europei, in quanto non riportati né nella Convenzione Europea dei diritti dell'uomo, né nei trattati, né tanto meno garantiti nelle leggi elettorali. Per cui la risposta non può essere che questa: in Europa non c'è democrazia. Una risposta magari opinabile da parte di chi abbia concetti diversi riguardo al termine “democrazia”, ma vera e non contrastabile dal punto di vista del diritto, soprattutto in Italia dove la Costituzione, a differenza dei trattati, recepisce in pieno i principi fondamentali della partecipazione democratica della citata Dichiarazione Universale. Che sia difficile trovare soluzioni e accordo su questo punto è innegabile e non può essere compito di giornalista, né di nessuno in particolare. La democrazia del resto è fatta fondamentalmente per chiamare le persone migliori alla guida delle comunità. Quelle sole, una volta elette, possono assumersi titolo e mandato per assicurare il rispetto delle regole e i diritti ai cittadini. Da parte mia non posso che concludere augurando al paese e all'Europa regole che possano davvero darci come governanti le persone migliori, convinto che sia possibile farle, ma, da “populista” quale mi sento anch'io, dubito che le persone migliori possano emergere se si lasciano le scelte in materia di norme elettorali in mano ai partiti di oggi.


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permalink | inviato da Misterbraun il 14/4/2019 alle 9:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


 

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