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MADONNA DELLE GHIAIE (9)

 

9^ apparizione

Domenica 21 maggio 1944

Diario.

Anche questa apparizione fu preceduta dai colombi e nel punto luminoso si manifestò la Sacra Famiglia, vestita come ieri, in mezzo ad una chiesa. Verso la porta principale c'era un asino color grigiastro, una pecora bianca, un cane dal pelo bianco con macchie marroni, un cavallo dal solito color marrone. Tutte e quattro le bestie erano inginocchiate e muovevano la bocca come se pregassero. Ad un tratto il cavallo si alzò e, passando vicino alle spalle della Madonna, uscì dalla porta e si incamminò sull'unica strada che conduceva ad un campo di gigli, ma non fece in tempo a calpestarne quanti voleva perché San Giuseppe lo seguì e lo riprese. Il cavallo appena vide San Giuseppe, cercò di nascondersi vicino al muricciolo che serviva di cinta al campo di gigli: qui si lasciò prendere con docilità e, accompagnato da San Giuseppe, lo seguì in chiesa dove si inginocchiò e riprese la preghiera.

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Se fosse la Madonna apparsa a me bambino con le parole rivolte ad Adelaide nella prima apparizione, io l'avrei probabilmente mandata a quel paese, magari a parolacce, come facevo con le suore che mi volevano ubbidiente e buono. Per quanto grande sia, la Madonna infatti è donna, rispettosa dell'uomo; mai avrebbe potuto con un maschio usare quel modo. Educa tuttavia anche i maschi, come ha educato Gesù, per renderli giusti. Non ordina, si serve, per rispetto, di visioni. San Giuseppe qui è d'esempio agli uomini: è lui a richiamare, Maria non si permette.

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Come uno stupendo fuoco d'artificio questa visione conclude il primo ciclo delle apparizioni a Ghiaie. Tanti i simboli e i significati che vi si possono ravvisare. Si potrebbero scrivere pagine e pagine.

In considerazione però che tale visione avviene a conclusione di un ciclo, non si può non fare riferimento ai precedenti messaggi e insegnamenti.

Il più forte dei messaggi, sia perché ripetuto tre volte, sia perché consolida e amplia un invito già espresso a Fatima, è quel “preghiera e penitenza”. Qui quattro animali pregano. Allora, se accettiamo che il motivo della ripetizione, sempre per tre volte, sia da attribuirsi alla particolare esigenza di dovere richiamare con forza tre particolari soggetti, quali dei quattro animali sono i destinatari più appropriati?

Sicuramente non la “pecora bianca” la quale prega, ma in quanto animale che segue per necessità e per natura la voce del pastore e oltretutto “bianca” (sicuro simbolo di purezza - quindi senza peccato), non può certo essere richiamata alla “penitenza”,

Per l'asino il discorso è diverso: Si dice “asino” a chi non impara. L'asino è anche un animale notoriamente testardo, non sempre pronto a rispondere agli ordini del padrone. Oltretutto questo che appare è di un grigiastro indefinito nell'ambiguità e comunque né bianco, né nero. Sembra animale ideale a rappresentare quegli uomini e donne, anche mamme, espressamente invitati nelle apparizioni da Maria a non commettere più “certi peccati”. Gente che crede, tanto di rivolgere a lei la preghiera, ma che poi all'atto pratico non segue le regole e non ascolta consiglio.

Quanto al cane, come animale rappresenta di regola la fedeltà. Il cane è animale ideale anche per aiutare il pastore alla guida del proprio gregge. Guida le pecore ai pascoli secondo la volontà del padrone così come i capi della chiesa guidano qui sulla terra il gregge di Dio. Impossibile non fare questa analogia. Uno di quegli inviti “preghiera e penitenza” sembrerebbe proprio rivolto a loro, capi delle chiese, e quelle macchie marroni ne darebbero anche chiara motivazione: colpevoli di essersi macchiati di marrone, colore della terra. La ricchezza ingiusta insieme a quella vera.

Il cavallo, in ultimo, a rappresentare potenza e forza. Marrone come la terra. Come non vederci i potenti capi politici della terra? Che davanti a tutti pregano e dietro le spalle calpestano diritti e i sentimenti più puri (gigli). Colpevoli di preoccuparsi ad esercitare dominio e procurare benessere terreno, invece di pensare al progresso vero di tutti, ignorando diritti e perseguendo obiettivi talvolta diversi e contrari a quelli che la religione impone.

La visione, così interpretata, sembra quindi accusare uomini e donne di una cattiva gestione delle tre istituzioni fondamentali: famiglia, stato e chiesa. Del resto appare chiaro fin dall'inizio che la volontà di Maria ed il fine della sua missione a Ghiaie è quello di richiamare a quella via di salvezza già indicata dal suo Gesù, ma evidentemente tradita nei fatti. Penitenza quindi per i traditori della famiglia, penitenza per i capi delle chiese, penitenza per i potenti di politica ed economia. Raccomandazioni fatte col cuore; un cuore ferito, come capiremo, dai poveri peccatori, vittime dei traditori, che muoiono senza che lei possa, con la sola sua preghiera, salvarli.

Pubblicato il 3/9/2009 alle 8.35 nella rubrica Diario.

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